martedì 29 maggio 2012

Auto, agli italiani piace elettrica. Migliore per guida, design e qualità/prezzo



Un sondaggio Deloitte rivela, a sorpresa, che gli automobilisti considerano migliore l'auto "verde" rispetto ai modelli tradizionali. Nel mondo, i più favorevoli sono i paesi emergenti, Cina e Brasile su tutti. Ma le aspettative dei consumatori sono alte


Non c'è nulla da fare. Gli automobilisti italiani preferiscono le macchine che sanno andare forte. Da subito, non appena giri la chiave dell'accensione. A raccontarlo sono gli esperti di Deloitte, la società di consulenze che ha appena presentato la terze edizione dell'Osservatorio sull'auto elettrica, Ed è una delle ragioni per cui, non senza qualche sorpresa, emerge come il "sentiment" degli italiani nei confronti dei veicoli "verdi" non solo sia positivo, ma nel complesso è addirittura superiore alle auto ad alimentazione tradizionale. E ben al di là della prospettiva di pagare non più di una ventina d'euro il pieno contro i 100 e passa di un viecolo a benzina.

Gli esperti di Deloitte hanno lavorato su due fronti. Il primo riguarda le economie più sviluppate del pianeta, dove hanno lavorato su specifici questionari distribuiti a 13mila automobilisti in 17 paesi, Italia compresa. E sul nostro paese hanno sviluppato uno studio ulteriore basato sull'esame di oltre 8mila contributi presenti su Internet, relativi a siti automotive ma anche generalisti. Da questa seconda ricerca, emerge che uno degli aspettti che più colpisce l'automobilista è la migliore guida di un veicolo elettrico rispetto a uno tradizionale. Per la facilità con cui il motore riesce immediatamente a sviluppare tutta la sua potenza, senza dover accellerare a strappi.

Ecco perché, in una votazione da 1 a 5, gli automobilisti italiani alla voce "guidabilità" assegnano 4,09 ai veicoli verdi contro 3,94. Se non vi sembra molto sappiate che alla voce "fabbricazione" l'elettrica è in vantaggio per 4.18 a 3,96 e il divario sale ancora di più alla voce "rapporto qualità/prezzo" con 4 a 3,67. La macchina a benzina o diesel è davanti per quanto riguarda il confort (4,02 a 3,89), l'estetica (4 a 3,93) e la performance (4,23 a 3,98). Sulla parità la tenuta di strada (4 a 4,05). ma quello che conta, alla fine, è il dato complessivo: l'auto elettrica batte la tradizionale per 4,13 a 3,99.

Il problema, se così stanno le cose, si trasferisce sui produttori. Perché, come spiega Marco Martina, partner di Deloitte esperto di automotive "le aspettative dei consumatori sono molto alte. A cominciare dal design. la richiesta è che si torni a modelli personalizzati e si abbandoni il disegno che, al momento, rende le auto un po' tutti eguali. Non solo: in Italia, ma anche altrove nel mondo, l'auto elettrica non viene percepita come la vettura di città, ma un auto con una sua autonomia. Infine, gli automobilisti chiedono che le batterie escano dal controllo dei costruttori auto per arrivare a processo di standardizzazione".

Lo studio rivela anche una panoramica più complessiva sugli automobilisti in giro per il mondo. Se il Giappone è il paese che si rivela più sensibile al tema (non a caso i costruttori nipponici sono quelli che hanno i progetti industriali più avanzati), India Brasile e Cina sono considerati i paesi più realisti e i più aperti al passaggio all'auto elettrica. "Ma non deve sorprendere - è al spiegazione di Martina - perché così come è accaduto nelle tlc dove i paesi con meno reti disponibili hanno anticipato il passaggio ai cellulari e al wifi, lo stesso potrà avvenire con l'automobile". L'Osservatorio Deloitte rivela come in questi paesi gli automobilisti accetterebbero auto con un autonomia più limitata e tempi di ricarica più alta rispetto alla media del sondaggio. 

Anche in questo caso, le aspettative degli italiani sono più alte: solo il 32% degli automobilisti del nostro paese accetterebbe un'autonomia inferiore ai 160 chilometri. Un ultimo dato interessante riguarda i costi: complessivamente, gli automobilisti si attendono un prezzo relativamente contenuto. "La maggior parte dei potenziali First Movers - si legge nel rapporto Deloitte - di Argentina (78%), India (74%) e Italia (66%) si attendono un prezzo di acquisto inferiore ai 15mila euro". 

Il rapporto viene presentato martedì 29 a Milano, dalle 9, all'Auditorium di via Pantano 9, in collaborazione con Assolombarda e Unindustria.

FONTE: Luca Pagni (repubblica.it)

lunedì 28 maggio 2012

Spending review, il ministro Giarda: «Possibile subito un taglio su 100 miliardi»


Altro intervento nel lungo periodo su una spesa «aggredibile» di 300 miliardi: «Riguarda tutti, dallo Stato ai piccoli comuni»

Ammonta a 100 miliardi la spesa pubblica «potenzialmente aggredibile nel breve periodo», mentre è di 300 miliardi quella che richiede un intervento al lungo periodo. Lo ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda in una intervista a Radio Vaticana.

GLI INTERVENTI - Giarda ha spiegato che la ricerca di «risparmi e tagli agli sprechi riguarda l'intero settore pubblico dallo Stato al più piccolo dei comuni» poiché «l'intero paese non si è ancora adattato alle nuove condizioni economiche. Non ci sono posti o sezioni - ha sottolineato - in cui ci siano sprechi maggiori». Giarda ha quindi detto che «alcuni interventi si possono fare subito» con una spesa di 100 miliardi «potenzialmente aggredibile nel breve periodo» che riguarda «lo Stato, gli enti previdenziali, le regioni e gli enti locali» mentre ulteriori interventi per complessivi 300 miliardi derivano da un lavoro «a lungo periodo». «Noi ci stiamo dedicando un po' a l'uno e un po' all'altro».
LA CRESCITA MANCATA - «In tutto il settore pubblico, dallo Stato fino all'ultimo dei comuni, il Paese non si è ancora adattato alle nuove condizioni» ha aggiunto Giarda. «C'è un paese che, purtroppo o per sfortuna, un po' per nostra incapacità, sono quasi dieci anni che non cresce più. Come una famiglia in cui i redditi restano stabili nel tempo e non ci sono posti, sezioni dove si annidano sprechi maggiori ma è tutto il comparto che va rivisto e analizzato».
FONTE: corriere.it

giovedì 24 maggio 2012

I leader Ue: Atene resti nell'euro



L'appello nella notte da Bruxelles dopo che le voci di una strategia dì uscita avevano affondato i mercati

Altra giornata nera per le Borse europee che hanno bruciato quasi 140 miliardi. In attesa del vertice informale Ue sulla crescita previsto ieri in serata, i listini hanno visto riesplodere in pieno l’allarme Grecia. L’ondata di vendite ha stroncando così i tentativi di ripresa che si erano visti il giorno prima proprio sulle aspettative per il summit di Bruxelles, il primo in cui Francia e Germania si trovano su posizioni opposte sui temi soprattutto di crescita e rigore, ma anche sulla spinosa questione degli eurobond. Ieri le speranze sull’arrivo di misure concrete, hanno lasciato il posto alla disillusione e gli operatori hanno iniziato a scommettere su un nulla di fatto dall’incontro della serata.

Sullo sfondo resta l’interrogativo di cosa potrebbe succedere nel caso di uscita della Grecia dall’euro. In un report dal tono estremamente duro, la Bundesbank ha detto che l’eventuale uscita della Grecia dall’euro rappresenterebbe un evento grave, ma «gestibile», e ha invitato i governi europei a considerare con estrema prudenza l’ipotesi di alleggerire le riforme di austerity chieste ad Atene in cambio degli aiuti.

Ma il pessimismo è tornato a dominare la scena favorito anche da nuove speculazioni allarmistiche su Atene. La novità che ha acceso la miccia e ha fatto passare in secondo piano l’incontro Ue è stata l’indiscrezione sulla presenza di ipotetici piani di emergenza nazionali su una uscita del Paese ellenico dall’euro. Uno scenario allarmistico riproposto da diverse indiscrezioni di stampa. Secondo alcune ricostruzioni la questione sarebbe stata affrontata lunedì scorso, in un incontro tra tecnici dell’area euro, il «working group» in cui si sarebbe concordato di studiare piani nazionali sulle contromisure per una eventuale uscita della Grecia dall’euro. Le smentite non hanno impedito i crolli dei listini. Milano ha incassato la performance peggiore (-3,68%) mandando in fumo 11,4 miliardi. Male anche Francoforte (-2,33%) e Londra (-2,53%) mentre Madrid cedeva il 3,25%.

Alla pessima performance di Milano ha contribuito la caduta della fiducia dei consumatori italiani, che ad aprile è scesa ai nuovi minimi dal 1996 a 86,5 punti, sotto le stime. Alla luce di questi dati il mercato teme un ulteriore peggioramento del Pil.

La pressione è tornata a farsi sentire anche sullo spread. Il differenziale tra Btp e Bund si è allargato a 430 punti dai 410 della vigilia. Nel frattempo, sul fronte degli investimenti, l’agenzia Fitch si è espressa dicendo che continua la «fuga» degli stranieri dai bond governativi di Italia e Spagna. «Non ho questa percezione», ha commentato il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli, limitandosi a riscontrare che sul mercato «c’è grande volatilità». Mentre il premier Mariano Rajoy ieri chiedeva aiuto a Francoforte avvertendo che la Spagna «non riuscirà a sostenere a lungo tassi così alti per finanziarsi». Ma intanto è corsa ad accaparrarsi i blindatissimi titoli di Stato tedeschi con i rendimenti che sono caduti a nuovi minimi storici. Giù anche l’euro che è piombato sotto la soglia 1,26 dollari per la prima volta dal luglio 2010, ossia nel pieno della prima crisi greca.

FONTE: Sandra Riccio (lastampa.it)

lunedì 21 maggio 2012

Piazza Affari paga 5,5 miliardi di dividendi Spread stabile a 437 punti, euro in rialzo



Avvio difficile per Milano che apre in territorio negativo in scia allo stacco di una cedola che pesa per l'1,8% del listino principale. Dal G8, intanto, i grandi della terra hanno promesso "misure necessarie" per un'economia solida


Avvio in lieve ribasso i principali mercati europei. Gli investitori aspettano che i governi del Vecchio continente applichino "le misure necessarie" per uscire dalla crisi. Proprio il summit G8 tenutosi lo scorso weekend e ospitato a Camp David dal presidente Usa Barack Obama, ha visto gli otto grandi promettere "le misure necessarie" per un'economia solida e la vigilanza sui mercati petroliferi contro le turbolenze. Nulla di definito, però, sulla crisi della Grecia che il 17 giugno terrà nuove elezioni. La speranza è che Atene resti nell'euro. 

A Milano, Piazza Affari ha aperto in calo dell'0,7%: oltre ai timori per il futuro dell'Eurozona il Ftse/Mib sconta lo stacco di 5,5 miliardi di dividendi da parte di 24 società1. Un'operazione che pesa proprio per l'1,8% del listino. Londra perde lo 0,2%, Francoforte lo 0,4% e Parigi lo 0,8%.
Lo spread, il differenziale di rendimento, tra Btp e Bund tedeschi è in lieve rialzo a quota 437 punti base con i titoli italiani che rendono il 5,8% contro l'1,43% degli omologhi tedeschi. 

La Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi a +0,26%, con un rimbalzo tecnico dopo le perdite delle ultime sette settimane. Mentre Wall Street ha chiuso venerdì scorso terminando in negativo la dodicesima seduta sulle ultime tredici. Il Dow Jones ha ceduto lo 0,59%, l'S&P 500 lo 0,74% e il Nasdaq l'1,24%. 

L'atteso debutto in borsa di Facebook 2si è chiuso senza grandi sussulti. Il titolo, dopo esser partito bene, con un rialzo del 13% in avvio, ha terminato le contrattazioni a +0,6%: attesa per la seconda seduta. 
Sul fronte valutario l'euro è stabile sopra quota 1,27 dollari, dopo l'impegno dei paesi del G8 a far restare la Grecia nell'Eurozona. Restano, però, le preoccupazione per un effetto contagio della crisi di Atene. La moneta europea passa di mano a 1,2775 dollari. Euro/yen a 1'1,20 e dollaro/yen a 79,20.

FONTE: Giuliano Balestrieri (repubblica.it)

Torna a crescere, invece, dopo giorni di calo il prezzo del greggio con il barile Wti in aumento dello 0,5% a 91,9 dollari al barile. Cresce anche il brent scambiato a 107,8 dollari. In ripresa anche l'oro: sui mercati asiatici il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1598,3 dollari l'oncia con un progresso dello 0,3% 

giovedì 17 maggio 2012

Sprechi di Stato: boom di segnalazioni on-line


Sono già 95.000 i messaggi online sulla “spending review” giunti in una sola settimana al Governo Italiano.
L’iniziativa, volta a raccogliere le segnalazioni dei cittadini su come ridurre le spese dello Stato, era stata lanciata il 2 maggio ed è stata subito un successo. La pagina Web contenente il form per effettuare la segnalazione è stata letteralmente presa d’assalto dagli utenti.
Secondo il comunicato pubblicato sul sito del Governo Italiano, si conta fino ad ora “una media di 1 messaggio ogni 2 secondi, con oltre 24.000 segnalazioni ricevute nel fine settimana del 5 e 6 maggio, con un flusso costante, consistente anche durante le ore notturne”.
Il Governo sottolinea anche che “a scrivere sono in prevalenza cittadini, e tra questi molti giovani, ma anche dipendenti delle pubbliche amministrazioni e liberi professionisti, ricercatori, professori universitari, oltre a imprenditori, associazioni di categoria, enti no-profit, think-tanks. Circa 1/6 dei messaggi contengono il medesimo testo e, quindi, ciò lascia pensare a una campagna organizzata”. Un gruppo di lavoro formato da 10 funzionari si sta al momento occupando di dare rapida lettura ai messaggi inviati e di archiviarli in categorie. Finora stato sono state esaminate e catalogate il 20% delle segnalazioni pervenute.
Le mail dei cittadini si dividono in due grandi categorie: quelle specifiche, che segnalano sprechi circoscritti a singole amministrazioni o enti pubblici, spesso Enti locali, e quelle che invece intervengono su grandi temi di interesse pubblico”, prosegue il comunicato. E così tra le segnalazioni ci sono “i pasti inutilizzati delle mense che finiscono nella spazzatura” o “il riscaldamento sempre acceso anche d'estate”, mentre l’argomento più gettonato è quello dei costi della politica. Fioccano infatti i messaggi che hanno per tema gli stipendi dei dirigenti pubblici, le auto blu, le pensioni d’oro e privilegi legati allo status professionale.
Oltre alle segnalazioni sono pervenute al Governo anche soluzioni, come ad esempio l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche nelle pubbliche amministrazioni, e “le modalità attraverso cui risolvere problemi comuni alle istituzioni: l’assenteismo, i consumi energetici troppo elevati, il dilagare degli incarichi consulenziali”.
Per il Governo questo è “un segnale forte che rivela la volontà dei cittadini di non limitarsi alla denuncia, ma di voler aiutare concretamente il Governo nell’attività di revisione della spesa”.
Questo è la pagina web dove trovare il form di segnalazione:
FONTE: news.wintricks.it

mercoledì 16 maggio 2012

Pil -0,8%: è il dato peggiore da 3 anni



Economia italiana in recessione: flessione dell'1,3% su base annua. L'Europa rallenta, Berlino corre

Cresce la recessione in Italia: anche nel primo trimestre 2012 il prodotto interno lordo è andato male. Un passo indietro dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, già fortemente negativo, e calo dell’1,3% rispetto al primo trimestre del 2011. Per un dato così negativo bisogna tornare indietro al 2009 e il periodo gennaio-marzo segna il terzo trimestre consecutivo in "rosso" per l’economia italiana. Crescita zero del Pil poi tanto nell’eurozona quanto nella Ue-27.

Nel corso del colloquio con il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso, il premier Mario Monti ha oggi richiamato la necessità di varare a livello europeo delle misure per rilanciare l’economia sostenendo investimenti mirati ad accrescere il potenziale di crescita, la competitività e a sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro. In questo contesto difficile riparte invece la locomotiva tedesca: il Pil della Germania, dopo la frenata (-0,2%) dell’ultimo trimestre del 2011, nel primo trimestre 2012 è infatti cresciuto dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. Oltre le attese. Impulsi positivi sono venuti dall’export, cresciuto all’inizio dell’anno, e sono aumentati anche i consumi interni; situazione che ha in parte compensato la contrazione degli investimenti. Occorrerà verificare nei prossimi mesi se l’economia tedesca saprà mantenere questa tabella di marcia, considerato che l’indice Zew, che misura le aspettative sull’economia tedesca, ha segnato a maggio un ribasso a 10,8 da 23,4 di aprile.

«Siamo in recessione, il tasso di disoccupazione è molto alto, al 9,8%, quindi dobbiamo assolutamente, pur mantenendo un equilibrio dei conti pubblici, fare anche crescita», ha detto Emma Marcegaglia, commentando, i dati Istat sul Pil. «È molto importante che Monti a livello europeo porti questo punto di vista - ha aggiunto - ed è importante che cambino anche alcune regole europee. Anche noi dobbiamo ridurre la spesa pubblica improduttiva e trovare le risorse per investire e abbassare le tasse che è l’unico modo per poter riprendere a crescere». La Confcommercio rileva come il nostro Paese «soffra di un gap di produttività sistemico, che amplifica negativamente le fasi recessive ed è insufficiente nelle fasi di ripresa». Parla della necessità di misure per la ripresa il responsabile Economia del Pd Stefano Fassina: «La prima misura per la crescita - sottolinea - è l’allentamento dell’austerità autodistruttiva». Per il coordinatore del Pdl Sandro Bondi è necessario «una ridiscussione del fiscal compact che, se ratificato senza alcuna modifica, comporterebbe un ulteriore salasso per la nostra economia e conseguentemente per la tenuta dei nostri conti pubblici». Tornando ai dati, in Italia la crisi tocca soprattutto l’industria e i servizi mentre l’agricoltura tiene e, anzi, aumenta il proprio valore aggiunto.

FONTE: lastampa.it